La professione dell'Educatore Professionale, che io amo definire “il pescatore di emozioni” (spiegherò il significato di questa definizione in un altro articolo...), è ancora infarcita di luoghi comuni, di stereotipi, di leggende metropolitane e anche di qualche pregiudizio.

Ne ho selezionati 5, che a mio avviso sono i più diffusi:

1. L'EDUCATORE LAVORA SOLO CON GLI HANDICAPPATI

Beh, se nel 2021 usate ancora il termine "handicappato" quanto meno siete dei boomers!

Oggi giorno questa parola non va più utilizzata perché è vecchia e ha ormai assunto quasi esclusivamente un'accezione dispregiativa e offensiva. Meglio usare espressioni come "diversamente abile" o "persona con disabilità".

È vero che l'educatore può lavorare con persone con disabilità, ma, occupandosi generale di persone in difficoltà, tra queste possono rientrare anche minori, migranti, richiedenti asilo, rifugiati, detenuti, persone con dipendenze da alcol, da sostanze o da gioco, pazienti in trattamento psichiatrico e anziani.

Pertanto, il raggio d'azione dell'educatore è molto più ampio di quanto non si creda.

2. L’EDUCATORE È TIPO UN INSEGNANTE 

Sebbene i termini “educare“ e “insegnare” siano spesso usati come sinonimi hanno significati molto differenti.

Il percorso formativo dell’educatore e dell’insegnante, pur avendo alcuni elementi in comune, è molto diverso.

Per l’abilitazione all’insegnamento nella scuola dell’infanzia e primaria occorre essere in possesso del Diploma Magistrale o Liceo-Psico-Pedagogico e della Laurea in Scienze della Formazione Primaria.

Per esercitare la professione dell’educatore socio-pedagogico occorre invece aver conseguito la laurea in Scienze dell'Educazione o Scienze Pedagogiche o titoli equipollenti; per lavorare come educatore in ambito sanitario invece serve la laurea in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie o equipollenti.

Il contesto in cui queste due figure professionali possono coesistere è la scuola, dove però la figura dell’educatore è ancora piuttosto sottovalutata e viene utilizzata prevalentemente per “casi speciali” o particolarmente difficoltosi.

A mio avviso questa risorsa dovrebbe essere maggiormente utilizzata, poiché può mettere in atto strategie e azioni educative per la prevenzione di fenomeni come la devianza minorile e la dispersione scolastica.

Se l'educatore professionale fosse presente maggiormente presente nelle scuole, nonché in contesti come centri aggregativi, oratori e simili, potrebbe intraprendere iniziative volte al contrasto del disagio giovanile e alla promozione di percorsi di crescita virtuosi.

3. L’EDUCATORE È TIPO UNO PSICOLOGO

L’educatore è una figura professionale ben diversa da quella dello psicologo.

Sebbene operino contestualmente in molteplici aree della relazione d'aiuto, esse utilizzano strumenti professionali differenti.

L’educatore ha competenze principalmente di ordine pedagogico, di processi educativi, mentre lo psicologo è una professione sanitaria, avendo una formazione prevalentemente di tipo clinico.

Lo psicologo è formalmente abilitato ad effettuare attività di diagnosi, e si occupa di aiutare le persone a risolvere problemi o disagi psicologici, come ad esempio l'ansia e la depressione.

L’educatore invece realizza progetti educativi, aiutando persone in situazioni di fragilità nello svolgimento delle attività quotidiane, ponendosi come obiettivi principali lo sviluppo delle autonomie, delle abilità lavorative e della socializzazione.

In un’équipe multidisciplinare la figura dell’educatore e dello psicologo possono, anzi devono assolutamente coesistere, poiché osservano le situazioni da prospettive diverse.

Pertanto la diversità delle loro competenze può essere reciprocamente arricchente e utile alle persone con le quali lavorano in sinergia.

4. L'EDUCATORE È TIPO UN MISSIONARIO

Il profilo dell’educatore professionale è ancora, almeno in parte, confinato in una visione un po’ volontaristica e un po’ missionaria.

È ancora abbastanza diffuso il pensiero che chi lavora nel sociale sia un lavoratore di serie B, perché purtroppo viviamo in una società dove si punta al lavoro più remunerativo, spesso a prescindere da quanto possa arricchire umanamente.

Altri pensano invece che fare l'educatore sia quasi un hobby, un'attività legata principalmente ad ambiti ristretti come gli oratori e le parrocchie.

Ma non è così: si tratta di persone che hanno fatto un percorso di studi ben preciso e delineato, acquisendo un ampio corredo di competenze, conoscenze e abilità. 

Per garantire un'elevato livello qualitativo è indispensabile agire con professionalità, prestando molta attenzione all’utilizzo di un linguaggio che dovrà essere inevitabilmente anche “tecnico”, poiché non bastano la bontà d’animo, il buon cuore e lo spirito solidaristico.

Bisogna un po' sfatare il mito dell’educatore-eroe che compie soltanto gesti caritatevoli percorrendo la via della santità, sulle orme di persone straordinarie come San Giovanni Bosco, San Luigi Orione o Madre Teresa di Calcutta.

L'educatore non è un santo, ma un professionista serio e preparato!

Tuttavia, avendo a che fare con situazioni di disagio e di sofferenza emotiva, l’educatore dovrà inevitabilmente anteporre ai tecnicismi e alle buone prassi professionali elementi imprescindibili, come la capacità di ascolto attivo, mettendo da parte ogni giudizio e pregiudizio, affinando giorno dopo giorno la propria sensibilità, alimentando costantemente e incessantemente il proprio senso di profonda umanità.

5. L'EDUCATORE È UN LAVORO DA DONNE

Quest’ultimo equivoco sul lavoro dell’educatore mostra chiaramente come i modelli stereotipati di genere possano invadere a tal punto l’immaginario collettivo da condizionare fortemente le scelte professionali di molte persone.

Lo stereotipo secondo cui le professioni di "cura" siano più adatte alle donne mette in evidenza un’idea sbagliata: che il “prendersi cura” possa essere inadatto ad una figura maschile.

Ma non è così.

La cura educativa è un tratto umano, qualcosa che contraddistingue allo stesso modo donne e uomini.

Anche gli uomini sanno consolare, sanno preoccuparsi, sanno ascoltare con occhio interiore, sanno essere dolci, affettuosi e premurosi.

Prima dell’appartenenza di genere, devono essere valutate le competenze, la qualità del lavoro che viene svolto e la capacità relazionale della persona in quanto professionista.

Pertanto, poiché in qualsiasi ambito della vita ci si deve rapportare con persone di entrambi i sessi, è auspicabile che anche nei servizi educativi avvenga lo stesso.

Quindi, qualora tu dovessi incrociare sul tuo cammino un educatore di sesso maschile, spero che alla domanda “educatore maschio?” tu possa rispondere senza alcuna esitazione: “certo, perché no!”

Dopo questa breve analisi sui principali stereotipi sulla figura dell’educatore professionale, spero di aver contribuito a delinearne un profilo un po’ più chiaro.

Se vuoi vedere il video su questo argomento clicca qui: https://www.youtube.com/watch?v=AovjPrhZr0I&t=19s