La figura dell’Educatore Professionale è una risorsa umana ancora in parte sottovalutata, che invece, essendo in possesso di competenze plurime, laddove vanti significative esperienze e/o possegga particolari abilità in ambito creativo ed espressivo (musica, teatro, bricolage, pittura, etc.) può rappresentare un investimento redditizio per le comunità socio-educative e socio-sanitarie che scelgono di avvalersi delle sue prestazioni.

Sostanzialmente una struttura può trarre un reale vantaggio dalla presenza di un educatore nel proprio organico, il quale, se in possesso di determinati requisiti, può consentire, nel medio-lungo termine, non solo l’abbattimento dei costi sostenuti (retribuzione, contributi assicurativi e previdenziali, imposte, etc.), ma addirittura di conseguire un guadagno, che può anche essere cospicuo sia in termini economici che in ritorno d’immagine spendibile sul mercato.

Pertanto, investire in un educatore professionale, che ovviamente deve essere altamente competente, dotato di inventiva e di spirito d’iniziativa, consente di beneficiare della sua attività praticamente a costo zero.

Analizzando ad esempio il ruolo dell’educatore in una casa di riposo, la validità di questa tesi può essere ampiamente sostenuta da queste due semplici argomentazioni:

  • le molteplici attività che un educatore può proporre non hanno soltanto una valenza ludico-ricreativa, bensì sono volte a sollecitare le potenzialità residue della persona anziana per rallentare il decadimento cognitivo e ottenere una positiva ripercussione sul suo benessere generale, con un conseguente allungamento della sua prospettiva di vita;
  • se l’educatore si prende carico personalmente della documentazione delle attività svolte, attraverso il prevalente ausilio di tecnologie multimediali (riprese audio-video, utilizzo dei canali social, etc.), può consentire da un lato di lasciare traccia concreta di buone pratiche educative e dall’altro di rafforzare l'immagine della struttura, divenendo così un efficace veicolo promozionale.

È inoltre ampiamente dimostrata da copiosa letteratura scientifica l’efficacia delle cosiddette “terapie non farmacologiche”, tra le quali rientra a pieno titolo l’insieme delle buone pratiche che un servizio educativo e di animazione può mettere in atto.

Attraverso lo svolgimento di specifiche attività in grado di coinvolgere attivamente la persona anziana è possibile mantenere più elevato il suo livello di autonomia, conseguendo importanti obiettivi come il miglioramento generale dello stato di benessere, il controllo dei disturbi comportamentali e la riduzione di apatia, senso di inutilità e solitudine, con un minor rischio di sprofondare in stati di angoscia e depressione.

Risulta evidente che un rallentamento del processo di decadimento psico-fisico, avendo un impatto positivo sullo stato di salute complessivo dell’anziano, determinerà la necessità di un minor ricorso all’uso dei farmaci, con un conseguente risparmio da parte della struttura ospitante, a cui corrisponde una minor spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Alla luce di queste considerazioni mi sento di affermare a ragion veduta che investire nella risorsa umana dell’Educatore Professionale, anche in ambiti in cui la sua presenza può essere considerata di scarsa rilevanza, se non addirittura superflua, rappresenta invece una scelta lodevole e saggia, poiché, al di là di garantire vantaggi alla struttura che gli consente di mettere le sue competenze a disposizione di un servizio, a trarre i maggiori benefici dalle sue prestazioni sono in primis persone che vivono situazioni di difficoltà e disagio.